Nelle sale della Casa del Rigoletto, la ricerca di Paola Moglia si manifesta come un attraversamento della materia, un viaggio che conduce dal fuoco del colore al respiro del bianco, fino alla tensione silenziosa dell’acciaio.
Il colore è l’origine: una vibrazione che accade prima della forma, come un battito primordiale.
Le superfici rosse, incandescenti e vive, non raccontano soltanto un’immagine, ma custodiscono un movimento interno, un’energia che sembra nascere dal profondo e aprirsi nello spazio, trasformando la tela in un luogo di apparizione.
Il bianco è il tempo che segue il gesto, la sospensione dopo l’urto della luce.
Nelle opere materiche la superficie si fa paesaggio, traccia, memoria: pieghe, rilievi e frammenti emergono come segni lasciati dal vento o dalla neve, e il silenzio diventa materia visibile. Qui lo sguardo non è chiamato a osservare, ma ad ascoltare.
L’acciaio, infine, è la materia che prende corpo nello spazio reale: duro, resistente, eppure duttile capace di piegarsi in movimenti inattesi, quasi organici. Le forme metalliche catturano la luce e la restituiscono trasformata, come se la forza stessa della materia custodisse una possibilità di volo.
Colore, bianco e acciaio non sono quindi tre linguaggi distinti, ma tre soglie della stessa esperienza: l’energia che nasce, il silenzio che accoglie, la forma che permane. In questo percorso la materia non è mai immobile: respira, si tende, si trasforma, e invita chi guarda a riconoscere, dentro ogni superficie, il passaggio invisibile tra fragilità e resistenza, tra peso e leggerezza, tra terra e desiderio di cielo.
Donata Ardigò
L’offerta espositiva 2026 della Casa del Rigoletto, a cura del Comune di Mantova, è indice di una robusta attenzione rivolta alla contemporaneità. La cadenza mensile delle diverse proposte dà modo al pubblico più avvertito di avvicinarsi, secondo tragitti sempre nuovi, al vasto mondo della produzione artistica degli ultimi decenni. La quale, come è noto, non si lascia imbrigliare da una singola tipologia di mezzi espressivi. Anzi, sfrutta differenti tecniche e le esalta in un gioco di apparizioni che coinvolge in profondità e di volta in volta il vissuto dell’artista. Se appare doveroso l’omaggio a due maestri pittorici del recente passato e del nostro territorio, quali Walter Mattioli e Domenico Gentile, è da rimarcare con soddisfazione la continuità della ricerca di alcune associazioni, che appunto fanno dell’indagine nell’universo creativo il punto di forza della propria vitalità.
Fumana, attraverso le visioni di nebbie più o meno antiche, nella sparizione del proprio stesso soggetto. La Papessa, che presenta come ogni due anni la Biennale della Fotografi a femminile spaziando tra culture divergenti e inediti punti di osservazione. Festivaletteratura, che propone nel mese in cui cade il suo trentesimo anno di attività una rassegna di particolare interesse, intorno al libro e a caccia del libro. Associazione Flangini che, come sempre, inquadra nell’oggi un’esperienza di notevole raffinatezza e di sicuro impatto. Associazione Topis Aps infi ne esplora il concetto di limite, muovendosi tra creatività e disabilità, nelle sensibili espressioni di chi attraversa le barriere e così facendo preserva la propria originale alterità, vissuta ormai come inclusione. Notevole è anche la presenza femminile, che si articola in momenti di rifl essione ardita, costruendo immagini ricche di suggestioni. Marzia Roversi indaga, attraverso una teoria di fi gure fantastiche, la peculiare mobilità del sentimento femminile. Paola Moglia viaggia attraverso le ampie regioni dell’astratto raggrumando i colori per comporre immagini contrastate.
Né va dimenticata l’intensa esperienza visiva della collettiva in cui si riuniscono in modo collaborativo le artiste Anna Nutini, Vania Elettra Tam, Elisa Cella, Loredana Galante.
Lara Campostrini e Angelo Benedetti usano il mezzo fotografico per individuare apparizioni mai banali, confuse tra sogno e segno reale. Giuseppe Luzzi propone quindi la propria esperienza di scenografo e scultore nella creazione di installazioni che intendono riequilibrare il rapporto tra individuo e universo, seguendo la visione ascendente di scalatori immaginari. Infi ne, Ermanno Poletti mostra a sua volta i propri avvincenti intarsi, dimostrando quanto materiali e perizia dell’artefi ce si uniscano per dar luogo a opere di stratifi cata struttura. Buon anno di arte e creatività a tutti voi.
Il Sindaco di Mantova
Mattia Palazzi
Inaugurata la rassegna visitabile fino al 16 agosto
I lavori sono disposti nelle sale seguendo un registro cromatico
GLORIA DE VINCENZI
Dipinge nella sua mansarda immersa nella natura a Cremona e dipinge da quando aveva 7 anni («Mamma mi portava alla scuola pittorica, poi sono seguiti tutti gli altri studi, a Verona e Venezia»), ora due tra le sue opere sono al Moma, incluse nel prestigioso catalogo Giunti e approdate al museo di New York nell'ambito del percorso espositivo internazionale 2025. Fino al 16 agosto, le ultime opere di Paola Moglia sono a Mantova, alla Casa di Rigoletto in piazza Sordello 23.
"La metamorfosi del colore della materia" il titolo dell'esposizione che è stata inaugurata venerdì pomeriggio. Quattro le sale nelle quali le opere sono disposte seguendo un registro cromatico: l'energia del rosso fuoco nella prima sala, la profondità del blu, il silenzio riposante del bianco e, a me sorprende, una sala con opere in acciaio e cristallo: «Ho sperimentato questo materiale nuovo per me piegandolo con la pinza, restituisce la luce in modi sempre differenti», racconta, davanti a un insolito plissé. Le opere pittoriche sono realizzate con materiali che lei stessa crea: colori acrilici impastati con idropittura, pietra pomice, gesso, colla... materie che danno vita alle sue creazioni, a spessori a volte mescolati con elementi della natura. Opere anche in grandi dimensioni, come "Il volo di Icaro" e "Terra", tra le sue preferite della prima sala, 100x100.
La vernice, tra alcuni appassionati della sua arte, si è aperta con l'intervento della filosofa e appassionata d'arte Donata Ardigò: «Nelle sale del Rigoletto la ricerca di Paola Moglia – ha affermato – si manifesta come un attraversamento della materia, un viaggio che conduce dal fuoco del colore al respiro del bianco fino alla tensione silenziosa dell'acciaio: tre soglie della stessa esperienza in cui la materia invita chi guarda a riconoscere il passaggio invisibile tra fragilità e resistenza, tra peso e leggerezza, tra terra e desiderio di cielo».
Tra il pubblico anche un critico d'arte che dopo aver osservato le opere, cita Borges e commenta che «il miracolo è il colore che trova la sua verità» e ricorda ai presenti che anche noi siamo materia che cambia ogni giorno. Orari: ogni giorno 9-18.
Paola Moglia espone le sue opere più recenti alla Casa di Rigoletto FOTO MIRKO DI GANGI
Al Moma due tra le sue opere incluse nel catalogo Giunti e approdate al museo di New York nell'ambito del percorso internazionale 2025
MARTEDÌ 21 LUGLIO 2026
Cultura & Spettacoli
■ MANTOVA ‘La metamorfosi del colore della materia’ è il titolo della nuova mostra di Paola Moglia, ospite da venerdì prossimo (con inaugurazione alle 18.30) al 16 agosto alla Casa del Rigoletto (piazza Sordello). «Nelle sale della Casa del Rigoletto, la ricerca di Paola Moglia si manifesta come un attraversamento della materia, un viaggio che conduce dal fuoco del colore al respiro del bianco, fino alla tensione silenziosa dell'acciaio - sottolinea Donata Ardigò, critica d'arte -: Il colore è l'origine: una vibrazione che accade prima della forma, come un battito primordiale. Le superfici rosse, incandescenti e vive, non raccontano soltanto un'immagine, ma custodiscono un movimento interno, un'energia che sembra nascere dal profondo e aprirsi nello spazio, trasformando la tela in un luogo di apparizione. Il bianco è il tempo che segue il gesto, la sospensione dopo l'urto della luce. Nelle opere materiche la superficie si fa paesaggio, traccia, memoria: pieghe, rilievi e frammenti emergono come segni lasciati dal vento o dalla neve, e il silenzio diventa materia visibile. Qui lo sguardo non è chiamato a osservare, ma ad ascoltare».
«L'acciaio, infine, è la materia che prende corpo nello spazio reale: duro, resistente, eppure duttile capace di piegarsi in movimenti inattesi, quasi organici. Le forme metalliche catturano la luce e la restituiscono trasformata, come se la forza stessa della materia custodisse una possibilità di volo - prosegue Ardigò -. Colore, bianco e acciaio non sono quindi tre linguaggi distinti, ma tre soglie della stessa esperienza: l'energia che nasce, il silenzio che accoglie, la forma che permane. In questo percorso la materia non è mai immobile: respira, si tende, si trasforma, e invita chi guarda a riconoscere, dentro ogni superficie, il paesaggio invisibile tra fragilità e resistenza, tra peso e leggerezza, tra terra e desiderio di cielo».
Sempre Ardigò ha scritto dell'artista cremonese: «La poetica di Moglia si radica nella materia, che diventa linguaggio vivo, mai decorativo. Le superfici sono attraversate, incise, stratificate: non semplici campiture, ma veri e propri territori da esplorare con lo sguardo e con il corpo e con il tatto. Nei bianchi materici, l'artista lavora sul limite tra presenza e assenza, luce e silenzio, costruendo spazi in cui il vuoto non è mancanza ma possibilità. Con il colore Moglia introduce una vibrazione calda e primordiale. Le sue opere si sviluppano in una composizione orizzontale dove il colore si accende progressivamente: dalla densità profonda della parte inferiore, quasi lavica, emerge una distesa incandescente di aranci e rossi che sembra respirare.
Paola descrive paesaggi interiori che richiamano la forza originaria della terra, un movimento che nasce dal profondo e tende verso l'alto».
«Ancora più radicale l'uso del rosso dove il gesto si fa immediato, quasi istintivo - dice ancora Ardigò -. Su un fondo chiaro, la materia rossa irrompe con forza, si espande, si frantuma in schizzi e tracce, come un'esplosione emotiva che non può essere contenuta. Qui la pittura diventa atto: ogni segno è testimonianza di un'urgenza espressiva, di un'energia che attraversa la superficie e la supera. Il contrasto tra il bianco e il colore amplifica la tensione tra controllo e abbandono, tra forma e impulso (...) È proprio in questo equilibrio tra silenzio e intensità che si definisce il lavoro dell'artista: una ricerca autentica, capace di trasformare la materia in esperienza e lo spazio espositivo in un luogo di incontro profondo».
Didascalia immagine: Un'opera della pittrice cremonese Paola Moglia
Claudio Ardigò Critico Letterario
Quando entro in visita a una mostra, come questa, mi viene in mente una frase, il colore non si guarda accade. Paola Moglia con la metamorfosi del colore nella materia non ci mostra solo dei quadri ci mostra un passaggio.
Il colore che nasce liquido diventa gesto, diventa ruvidezza, diventa luce. Diventa materia che respira. È un po’ come diceva Borges: l’arte è un miracolo che viviamo e di cui non ci accorgiamo.
Qui il miracolo è vedere la materia trasformarsi sotto i nostri occhi. Il blu che si fa a terra il rosso che si fa ferita e carezza insieme. La metamorfosi è questa lasciare che il colore perda la sua purezza per trovare una verità. Grazie Paola per ricordarci che anche noi siamo materia, che cambia colore ogni giorno.
Andrea Lucchetta
Follower: 1799 • Seguiti: 2509
Ex gallerista. Mi piace viaggiare, leggere, sono uno sportivo e mi piace conoscere persone nuove
Mogliano Veneto
C'è un momento misterioso in cui la materia smette di essere soltanto materia e diventa emozione. È lì che nasce la magia dell'arte: nel silenzioso incontro tra il colore e l'anima, tra ciò che le mani possono toccare e ciò che il cuore riesce soltanto a sentire.
Il colore non è mai soltanto una sfumatura. È memoria, respiro, sentimento. Il blu porta con sé la profondità dei sogni e il richiamo dell'infinito; il rosso custodisce la passione, il fuoco delle emozioni; il verde racconta la rinascita della natura e la speranza di nuovi inizi. Ogni tonalità è una parola che la luce pronuncia senza voce.
La materia, nelle mani dell'artista, compie una trasformazione meravigliosa: diventa racconto, diventa poesia, diventa una finestra aperta sull'invisibile. Una tela, una pietra, un frammento di legno non sono più semplici elementi del mondo, ma luoghi dove l'anima lascia una traccia del proprio passaggio.
La metamorfosi del colore è il viaggio dalla realtà al sogno. È il momento in cui un gesto diventa creazione, una pennellata diventa emozione, una superficie vuota si riempie di vita.
L'artista non inventa soltanto forme: ascolta ciò che la materia custodisce nel silenzio e le permette di rivelare la sua anima nascosta. Così ciò che sembrava immobile inizia a parlare, ciò che sembrava fragile diventa eterno.
Forse il vero miracolo dell'arte è proprio questo: trasformare il visibile in sentimento, la materia in poesia, il colore in un battito del cuore. E davanti a questa metamorfosi comprendiamo che la bellezza non nasce solo da ciò che vediamo, ma da ciò che dentro di noi riesce finalmente a risvegliarsi.
Guarda la mostra Confini di Paola Moglia alla Galleria Elle di Andrea Lucchetta a Treviso