intro home galleria la critica contatti

Paola Moglia - reviews - Tiziana Cordani

BIOGRAFIA ARTISTICA DI PAOLA MOGLIA

Nata sotto il segno dell’Acquario nel 1963, uno dei più creativi dello Zodiaco, la pittrice cremonese Paola Moglia ha mostrato sin dall’infanzia una spiccata predisposizione all’arte, seguendo dapprima i corsi di Disegno del Circolo artistico Leonardo e successivamente frequentando il Liceo artistico Bembo nella città natale. Premiata già all’età di 10 anni in concorsi pubblici di pittura, si cimenta in varie tecniche non disdegnando neppure la scultura. Diplomatasi presso il Liceo artistico di Verona, prosegue gli studi a Venezia alla Scuola Internazionale di Grafica, perfezionandosi poi presso la Scuola Politecnica di Design a Milano. A soli 21 anni vince il I Premio per la Grafica pittorica alla Tate Gallery di Londra, iniziando prestissimo l’attività di grafico e di Art Director presso alcune note agenzie pubblicitarie( tra le quali DMB & D e Compagnia dell’Immagine di Milano e Agenzia New Time di Bologna per il mercato nazionale ed internazionale), ciò non le impedisce di coltivare la passione per l’arte nella quale mette a frutto le qualità di grafico e l’esperienza maturata sul campo. Nascono così i raffinati lavori astratti in cui il geometrismo e il calligrafismo creano interazioni preziose e sviluppano intrecci di grande respiro spaziale. In bilico tra pittura e grafica pura, Moglia elabora tessiture in bianco e nero assai efficaci, alternandole a delicati cromatismi che declinano astrazioni e geometrie a tutto campo, mentre continua a darsi con energia alla professione pubblicitaria collaborando con diverse agenzie del settore: da Michele Rizzi di Milano a Renato Granata alla Pedersoli Partner’s, Milano- Venezia, all’architetto internazionale Matteo Thun come Design e Nava Design di Milano come grafica, occupandosi anche della impaginazione delle note riviste Vogue Italia e Vanity Fair.
Nel 1996 presenta la sua produzione di opere grafiche in una mostra personale a Cremona presso Gli Amici dell’Arte-Famiglia Artistica (ADAFA) e presso la Galleria La Meridiana di Piacenza, quindi all’Associazione artisti Cremonesi (1998). Accanto ad una seconda personale presso Casa Sperlari, sede dell’ADAFA, nel 2000, l’attività espositiva della pittrice cremonese annovera alcune mostre a Bressanone (Galleria Shoenblick, 2004 e 2009; Galleria Spazio Arte, 2010). I dipinti prodotti nei primi anni Duemila mostrano un progressivo distacco dal linguaggio grafico e abbandonano il geometrismo astratto per figurazioni prossime al reale, seppur espresse in un linguaggio fortemente semplificato e sintetico. Il mutarsi della tavolozza, che vira dai toni freddi prevalenti nel primo periodo ad un sempre maggior utilizzo di cromie calde, declinate in vivide e contrapposte masse, segna una svolta decisa verso una scrittura sempre più votata ad una espressività forte e personale.
L’attuale decennio vede Paola Moglia impegnarsi in modo creativo sia sul versante della realizzazione artistica sia nella ideazione e progettazione di iniziative culturali ed espositive a tutto campo: nel 2014, presso il Centro Culturale comunale di S. Maria della Pietà a Cremona, propone la mostra collettiva I Linguaggi dell’arte, cui fa seguito nel 2016 L’Africa e i suoi intrecci culturali e l’evento Arti in armonia, a favore delle popolazioni colpite dal terremoto in Italia centrale, presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona, nel 2017.
Particolarmente significativa risulta essere la mostra personale dell’artista nel Battistero di S. Giovanni del Duomo cremonese, tenutasi nel 2015, nella quale presenta la sua più recente produzione pittorica: opere di importante matericità si offrono a intensi contrappunti e si propongono in colori vividi e luminosi. L’artista elabora una pittura concretamente in rilievo, soprammettendo strati di preparazione elaborata a formare una declinazione plastica dei piani. L’azione artistica si concentra sulla costruzione dello spazio pittorico non meno che sulla scansione cromatica dei vari elementi costruttivi all’interno di un linguaggio che, abbandonata la formulazione figurativa, rielabora in forma plastico-pittorica, l’originale pulsione astrattiva, innervandola tuttavia di una passionalità palpitante, dichiarata dalla forza dirompente del colore e della luce. La stagione matura della creatività di Moglia coglie dunque nella seconda metà del decennio attuale i maggiori riconoscimenti: dalla partecipazione su invito alla Mostra Triennale di Arti Visive a Roma (2014 e 2017, Museo V. Crocetti) all’invito ad esporre presso il Padiglione Nazionale Guatemala nella 56a Biennale di Venezia, 2014 nella sezione Grazie Italia sino alle mostre personali presso la Galleria Arting (Milano, 2016) e Bottega BertoldiArte (Cremona, 2016) ed alla recente esposizione antologica presso le Sale Agello del Museo Civico di Crema (2017).
L’evolversi della pittura dell’autrice cremonese verso forme miste di pittura e rilievo plastico è confermato dalle pittosculture più recenti ed ancora inedite, nelle quali Moglia si misura con la bidimensionalità e con l’utilizzo di nuovi ed innovativi materiali alla ricerca di una forma espressiva sempre più compiuta. Nel frattempo la Giorgio Mondadori Editore ha pubblicato l’opera L’alba del pane nella rassegna dedicata all’arte contemporanea nel 2018, suoi dipinti illustrano inoltre il libro autobiografico Spezie di vita, pubblicato nel 2015, altri quadri figurano su riviste del settore, tra cui: Linea Grafica,Design, Vogue, Corriere della Sera Milano, Corriere della Sera Roma.
Tra i critici d’arte che hanno commentato l’opera pittorica di Paola Moglia si ricordano: Ennio Concarotti, Piacenza; Tiziana Cordani, Cremona; Ezio Maglia, Cremona; Donatella Migliore, Cremona; Guglielmo Poloni, Brescia, Daniela Mattarozzi Cremona, Giorgio Balestrocchi Cremona, Gianluigi Guarneri Cremona, Isabella Cairoli Milano, Roberto Papini Milano.
Nell’anno in corso 2017 partecipera’ alla 57° Biennale di Venezia Grazie Italia presso il Padiglione Guatemala
.

Tiziana Cordani

Video

da Cremona 1 "Ore 12" del 17 ottobre 2017
Video Intervista con
Paola Moglia e Tiziana Cordani

MOSTRA "Grazie Italia" al Padiglione Nazionale Guatemala
57° Esposizione Internazionale d'Arte la Biennale di Venezia

13 maggio - 26 novembre 2017

da I LINGUAGGI DELL'ARTE del 12 aprile 2014
Video Tiziana Cordani presenta Paola Moglia
I LINGUAGGI DELL'ARTE
Mostra Collettiva di Arte Contemporanea
Cremona 12-30 aprile 2014

TIZIANA CORDANI Critico e Storico D’Arte
Tiziana Cordani

Mostra Personale
COLORE E MATERIA

30 Anni di Ricerca
Museo Civico CREMA

la provincia

La Provincia 24 gennaio 2017
Pittura "Colore e Materia, la voce dell'artista"
Moglia in mostra a Crema fino al 5 febbraio

CREMA Colore e Materia, espressione "della voce non comune dell'artista. Guai se non la facesse sentire. Priverebbe anche noi della libertà." Descritta in poche parole dalla critica d'arte Tiziana Cordani, la mostra che racchiude i 30 anni di carriera artistica di Paola Moglia, cremonese protagonista nelle sale Agello della cittadella della cultura di Crema fino al 5 febbraio.
Inaugurata sabato, con l'assessore al turismo Matteo Piloni e la presidente del consiglio comunale di Cremona Simona Pasquali, l'esposizione racchiude le due "anime" di Moglia: la gamma di colori freddi e caldi; le opere legate alla tecnica grafica e della pittura design (eredità della sua professio) e, insieme, l'esplosione liberatoria e senza limiti dei colori che rendono visibili le emozioni.
Un sentimento che "si può toccare" tanto la materia ne resta impregnata nel quadro.
E proprio Colore e materia, 30 anni di ricerca è il titolo della personale fatta di una pittura "di pancia, partecipata, femminile. Che descrive a tratti il senso materno e le esperienze e, in altri momenti, il radicamento alla terra cremonese, alla riva del fiume, ai luoghi di casa", ha ricordato Cordani.
Per Piloni e Pasquali, la gioia trasmessa dalle opere di Moglia -ora anche scrittrice- "intesse relazioni". Le stesse con il marito, la madre, i collaboratori che Moglia descrive come il motore della sua arte. G. MAR.

IL VISIBILE DELL'INVISIBILE
Nihil amori Christi praeponere
(nulla si antepone all’amore di Cristo)

MONDO PADANO 25 marzo 2016
La mostra in via Massaia la Sindone vista da Bertoldi e la Resurrezione interpretata da Moglia
Figurativo ed astratto a confronto nella ricerca del vero volto di Cristo
di Tiziana Cordani

MONDO PADANO 25 marzo 2016
La mostra in via Massaia la Sindone vista da Bertoldi e la Resurrezione interpretata da Moglia
Figurativo ed astratto a confronto nella ricerca del vero volto di Cristo
di Tiziana Cordani

A COLLOQUIO CON DIO
Tiziana Cordani
Critico d’arte

Uno dei quesiti fondamentali che, soddisfatti i bisogni primari, l’uomo si è posto è l’esistenza di Dio: c’è? Dov’è? Com’è? Chi è? ed è anche una delle questioni irrisolte che scorrono, a tratti, nelle pieghe di ogni esistenza.
Ci sono dubbi e provvide certezze, ci sono ripensamenti che accompagnano il tempo del vivere.
Eppure l’idea di Dio, diversa nelle sue formulazioni ma sempre e comunque così simile ovunque venga formulata, accompagna l’uomo dalla notte dei tempi, sì proprio la notte con i suoi terrori o l’alba primordiale con i suoi stupori, perché è comunque una risposta, anzi la risposta all’ignoto. Certamente gli esseri umani l’hanno manipolata, ridotta ed adattata alle loro esigenze, di sapere, di potere, di prevaricazione, di resistenza, con Dio hanno spiegato i grandi enigmi della vita, la nascita e la morte, il destino e la libertà. Tutto questo e tanto altro ha trovato espressioni e formulazioni diverse, parole e segni, figure e suoni, quasi che ogni senso ed ogni capacità umana si sforzasse di contenere in sé tutto l’infinito che è Dio. L’arte nasce da questo, ha origine sacrale, è interpretazione e coprotagonista del dialogo col Dio che ogni uomo cerca, con l’immagine di Dio che culla nella profondità della sua anima, con la sua ansia di trovare una certezza infinita al suo essere finito e transeunte.
Oggi come ieri gli artisti si interrogano e mettono in segno, in immagine, in parola questa ricerca dell’Altro e dell’Oltre cui mira il bisogno spirituale comune ad ogni uomo, fornendo al contempo una traccia da percorrere a coloro che si accostano all’arte come riflesso ed espressione dello spirito. Graziano Bertoldi e Paola Moglia sono artisti sensibili che da sempre si interrogano sul rapporto dell’uomo con Dio, essi attraverso l’arte perseguono un cammino di apertura al Divino ed all’ignoto che apra alla coscienza ed alla mente nuove vie di comprensione e di conoscenza.
Per fare questo Moglia muove da quell’immenso, straordinario e affascinante capolavoro assoluto che è la natura, niente infatti è più perfetto di quello che Dio creò: la luce ed il buio, il mare ed il cielo ed i loro abitanti, la terra coi suoi animali e “vari fiori et herbe” e l’uomo, di tutti il più pericoloso, protervo nel credere d’essere il solo ed unico padrone di tanta perfezione, l’unico, in verità, capace di distruggerla.
Bertoldi invece si muove dall’interno, ripercorre i sentieri della liturgia, le vie delle Scritture, indaga nella storia. Si tratta di approcci diversi, tuttavia complementari, in realtà si può affermare che esiste un modo per cercare Dio diverso per ogni uomo, ognuno essendo differente da ogni altro suo simile. Talora i percorsi convergono, si orientano entro una traccia che ha momenti comuni, elementi costanti, la Pasqua di questo 2016 appena ai suoi esordi si pone nel segno giubilare della misericordia e la misericordia ha due volti: il volto di Dio e quello dell’uomo.
Ma quale volto ha Dio, se ogni uomo lo vede riflesso nella propria pupilla? E quale volto hanno gli uomini che lo portano, lo cercano, lo negano, lo uccidono? Una delle risposte, tra le infinite possibili, possiamo cercarla nell’appena trascorso 2015, l’anno della Sindone, il lenzuolo funerario che tradizione e fede attribuiscono alla sepoltura del Cristo. Il sacro lino diviene tema della ricerca spirituale che Graziano Bertoldi trasforma in segno d’arte e pur tuttavia nulla perde in forza di convinzione e spessore di studio che si rinnova. Paola Moglia lascia invece che sia soprattutto la terra a mostrarle il volto di Dio e con la terra il mare ed il cielo, così che il suo cercare abbia nel viaggio stesso il mezzo e la risposta, non disdegna tuttavia di intrattenersi con il sembiante di quell’Uomo del Mistero che ha lasciato le sue sanguinose impronte sul lino ma ne svia il lato umano facendo affiorare, nel chiarore di un bianco assoluto su un nero di morte, l’universalità della presenza.
Bianche tele offrono a Bertoldi non solo uno spazio pittorico ma uno spazio metafisico, nel quale si distende la dimensione spirituale della fede e sul quale, ad ogni incontro, Dio mostra un volto diverso e nuovo: è il Figlio ed il Padre, è il Sangue prezioso versato, è il Pane evangelico della redenzione che si sustanzia nell’offerta. Come un’ Emmaus di incontri che si rinnovellano, le sindoni bertoldiane si fanno luce nella ricca varietà dei bianchi, nella rugginosa presenza sanguigna del rosso, mentre il volto del Dio fatto uomo cambia e, mutando, pare voler rispondere all’eterno interrogativo: “E voi chi dite che io sia?”. Ad ogni incontro corrisponde nelle tele dell’artista cremonese una risposta, vera eppure parziale, quasi che, non bastando una sola veronica a contenere l’infinita verità di Dio, all’arte non fosse possibile altro che un continuo ed assiduo additare, un indirizzare, un suggerire. Certamente la forza della pittura bertoldiana è delle più suasive, il segno è netto, la vibrazione emozionale sincera, la scrittura è chiara, immediata e diretta nel suo appello vibrante agli uomini di buona volontà. Ad ogni figurazione è poi apposta una frase a mo’ di viatico, quasi si tratti non solo di una ricerca artistica e spirituale ma questa andasse anche a formare una sorta di percorso a tappe, un itinerario spirituale, come usava un tempo, di avvicinamento alla verità del Cristo, sì che si potrebbe ben parlare di una ricerca del Vero Volto attraverso il mezzo evocato di quello che è universalmente accettato e venerato dalla Chiesa come l’impronta del volto e del corpo di Gesù di Nazareth. Nei teleri dell’artista tale susseguirsi di tappe assume una cadenza forte, drammatica che il linguaggio scabro, dinamico e quasi travolgente pare sottolineare, lasciando affiorare a tratti oasi di serenità, laddove il Cristo del sorriso mostra la sua perfetta, incommensurabile misericordia.
La pittura di Paola Moglia cerca una dimensione di Dio più intima e personale: si apre al cielo, tenta la via dello spazio, lascia che l’anima diventi leggera e voli verso quell’immaginario confine che serve da orizzonte. Il bianco, il giallo solare, l’azzurro marino accolgono il grido ed indicano la strada per un percorso che conserva nella tensione cromatica il senso dell’urgenza, del bisogno di risposta. Tutto si spinge e si pacifica nella luce del bianco, ora attraverso passaggi graduali di cromie fredde, ora attraverso una esplosione cromatica che pare indirizzarsi verso l’alto in un empito che va oltre ilsegno. Volutamente aniconica, la scrittura di Moglia non frequenta più da tempo i modi della figurazione, lasciando che sia il gesto, la ricercata non finitezza della pennellata la modalità espressiva che meglio interpreta la sua sete d’Assoluto, veicolando quegli stati emozionali che più si addicono alla indeterminatezza dell’ inconoscibile e che aprono al suo intento di dialogo con l’Eterno. La materia pittorica si articola plasticamente ed il colore si spande, talora con ricercata violenza, articolandosi nel gesto pittorico, in tal modo evidenziando la tensione che anima ogni incontro tra l’uomo e uno dei mille volti di Dio, poichè non è impossibile dare un volto a Dio, quel Dio che è intus in nobis e che ha per davvero non uno ma mille volti, i volti di tutti gli uomini nell’infinito dei tempi.

I LINGUAGGI DELL'ARTE
Mostra Collettiva di Arte Contemporanea & Conferenze

Centro Culturale Santa Maria della Pietà
Piazza Giovannni XXIII - Cremona
12-30 aprile 2014

ingrandisci

MONDO PADANO venerdì 18 APRILE 2014
arte&VOI
Linguaggi diversi a Confronto
una collettiva ideata dalla pittrice Paola Moglia
S. Maria della Pietà toh, chi si rivede
Dopo più di un anno una nuova mostra nell'antica chiesa
di Tiziana Cordani

L'ultima mostra d'arte tenutasi nel Centro culturale del Comune di Cremona, S. Maria della Pietà, in piazza Giovanni XXIII, si è tenuta più di un anno fa, quindi è giusto dare attenzione alla nuova iniziativa artistica che in questi giorni si sta tenendo negli spazi ampi quanto “difficili” dell'antica chiesa. Si tratta di una rassegna collettiva intitolata I linguaggi dell'arte, ideata dalla pittrice cremonese Paola Moglia, che resterà aperta sino al 30 aprile: pittura, scultura, incisione tradizionale, fotografia, design, musica, poesia, comunicazione, arte orafa, tutti rappresentati, per exempla naturalmente. Allestita dall'architetto De Paoli secondo un preciso progetto per sezioni che si affrontano lungo la navata ed il transetto, la rassegna consente di soffermarsi sulle opere dei diversi autori senza interferenze degli uni con gli altri.
Il primo di questi incontri comporta l'approccio all'arte del gioiello, in questo caso del bijou, che solitamente viene ascritta ad una forma di fine artigianato o, al massimo, al novero delle cosiddette arti minori. In questo caso specifico si è scelto di ascrivere l'opera della designer cremonese Silvia Bodini all'arte tout court poiché il gioiello realizzato proviene da un progetto di design e utilizza i materiali di conteria con particolare attenzione al rapporto cromatico. Accanto alle bacheche che ospitano le gioie di Silvia Bodini, cui si deve anche la grafica di invito e locandina, inizia il percorso dedicato alla pittura nel quale si collocano, da un lato, i dipinti di un pittore cremonese di lungo corso e di molteplici esperienze creative: Giordano Garuti, sul lato opposto quelli di Paola Moglia.
Fedele a se stesso almeno quanto è infedele all'idea di maniera, Garuti opera scelte sempre robustamente coraggiose, ricercando sovente motivi nel contemporaneo per innovare la propria espressione artistica che lambisce i territori della realtà pur restando entro i confini di una lussureggiante fantasia, in cui la lingua non è solo quella delle forme ma anche quella del colore, variegato, composito, talvolta sorprendente.
A fronte Paola Moglia si presenta nella sua veste di pittrice per comporre una piccola antologia di opere che, dopo una partenza legata alla figurazione oggettiva, la decompone in eleganti in eleganti spaziature astratte, nelle quali le pezzature giustapposte e collimanti di colore definiscono gli spazi in maniera lirica e quasi sognante in ampie tele dai predominanti colori chiari e brillanti.
Al centro dell'area dedicata alla pittura si trovano i lavori di Annarè, al secolo Anna Redaelli, pittrice brianzola che vive in Toscana, autrice di sognanti armonie liriche. I suoi lavori riconducono a passate atmosfere, introducendo a racconti fiabeschi, a mondi segreti dai quali si emerge con l'incantato stupore dei bimbi. Particolarmente poetica la produzione di Annarè è anche per alcuni aspetti inquieta, sofferente e, peratnto, inquietante e capace di mostrare, nelle crepe del sogno, l'incubo sottostante, il dolore dentro e oltre la bellezza, il buio in agguato oltre la luce.
Si apre poi un percorso specifico dedicato alla scultura che occupa l'ultima parte della navata centrale per culminare in una sorta di emiciclo che accoglie, “come un altare” per dirla con le parole dell'allestitore architetto De Paoli, l'Inno alla vita, opera in bronzo dello scultore cremonese Gianfranco Paulli, cui è dedicata l'intera sezione plastica. Il gruppo bronzeo, composto da due statue ad altezza naturale, è stato creato dall'artista per la collocazione nel piazzale antistante l'Università Cattolica di Tirana. Quello in mostra è la copia che appartiene al Maestro che è particolarmente legato a questa sua creatura, poiché la figura femminile rappresenta la nuora dell'artista allora in attesa della sua seconda figlia mentre la bimba è la prima nipotina. La scultura di Paulli è indubitabilmente di impronta classica eppure proprio nei soggetti muliebri, è possibile notare con quanta accattivante partecipazione l'artista colga i segni della contemporaneità che rendono le sue realizzazioni espressioni del suo tempo senza tradirne il richiamo ad una storia ed ad una tradizione che hanno millenni di vita. All'interno della tematica femminile, poi, sono particolarmente intensi i sentimenti che conducono l'artista a produrre anche interi cicli, progettati con precisa scansione: in mostra figura il gruppo di sculture in marmo statuario dedicato al tema della famiglia, nel quale è dichiaratamente adombrata la similitudine tra famiglia umana e famiglia divina, una sacralità universale nel quotidiano che, con delicatezza, Paulli lascia trapelare da un contesto contemporaneo.
Ai lati della crociera si trovano ancora due autrici donne: da un lato Antonella Pizzamiglio con le sue fotografie, dall'altro Annette Ronchin con le sue incisioni, Fotografa professionale, la cui bravura è internazionalmente nota e pluripremiata da tempo, l'autrice di Casalmaggiore ha portato in mostra suggestivi scatti, sia a colori che in bianco e nero, scelti per costituire una sintesi del suo percorso artistico: di grande efficacia sempre, le immagini in bianco e nero possiedono, a mio parere, una forza coinvolgente e una pulizia rara.
Tutto colore nella sezione dedicata alla grafica d'arte presentata dall'incisore veneto Annette Ronchin che offre all'attenzione dei visitatori una varietà notevole di interventi, eseguiti all'insegna della tecnica tradizionale dell'arte grafica, che consente di notare la costanza della linearità segnica, la scelta di un linguaggio che reca in sé le tracce di culture antiche che spaziano dai linguaggi primordiali, segnatamente d'area mediterranea, sino ad echi della scrittura picassiana, con qualche riferimento ai linguaggi esoterici. Una mostra ricca di accenti, personalità, interventi, che ha uno scopo preciso: “Accostare pittura, scultura, fotografia, grafica, incisione, poesia, design e comunicazione, può essere un'idea valida per avvicinare al mondo dell'arte i giovani e molte persone che, di solito non frequentano gli ambiti artistici.” Non solo, poiché questa mostra è leggibile anche da un altro punto di vista: è significativa antologia degli interessi culturali dei giovani che si sono formati negli Anni '70 e '80, con le aperture ai media e ai nuovi linguaggi che allora segnavano l'attualità; pertanto la si potrebbe considerare una sorta di antologia per un “nuovo classicismo”.

Tiziana Cordani

SPEZIE DI VITA
Autobiografia di Paola Moglia

presentata il 5 dicembre 2015

Qual è la sostanza di Dio? Per meglio dire, quale sostanza gli attribuisce l’uomo, assodato che Dio è insustanziale? Questa domanda ha affannato filosofi e teologi per secoli con tutte le implicazioni in essa contenute ma, per l’uomo comune, si è semplicemente risolta attribuendo a Dio una sostanza visibile, che potesse essere riconosciuta ed in cui potersi in qualche modo riconoscere. Non è forse detto nel Libro della Genesi che Dio fece l’uomo a sua immagine? Questa soluzione semplificatoria ha accompagnato per secoli l’uomo nel suo cammino di rappresentazione del rapporto con l’Invisibile e ne ha dettato la rappresentazione in forma riconoscibile. Assimilando Dio al Creato, l’uomo lo ha rappresentato simile a sé o lo ha ritrovato nelle creature, nella natura; col progredire dei secoli, l’Assoluto ha smesso per alcuni i panni mortali per tentare la via di una differente interpretazione: Dio, che per definizione è invisibile ed onnipresente, che è infinito Bene viene assimilato a ciò che, di più simile, l’uomo conosca: la luce, quella solare che rende possibile la vita, che scaccia le tenebre, che sono il male in cui si nasconde l’insidia. Ebbene, la luce solare ha un colore, che viene percepito come giallo, un colore luminoso sebbene in realtà la luce non ne abbia alcuno. Luce e colore dunque si sono depositati nella memoria ancestrale degli uomini come attributi del Divino, la fluidità stessa della prima e la possibilità espansiva del secondo appartengono ormai alla trasmissione collettiva della conoscenza sicchè anche l’arte ha fatto ad essi ricorso, particolarmente quando ha rifiutato di dare all’Assoluto forma e figura antropomorfa.
L’arte aniconica, pertanto, appare come la modalità più adatta alla rappresentazione del Divino e a connotare quella spiritualità in cammino che è bagaglio intimo dell’uomo di fede. Un Dio senza forma ma reso intuibile dalla luce e dal colore, un Dio a cui tendere e col quale colloquiare dentro i termini dello spazio ridotto cui l’uomo può attingere: questo è quanto Paola Moglia vuole significare con le opere che propone nella sua più recente ricerca artistica. Spirito e Invisibile si incontrano in uno spazio, quello del quadro, nel quale esiste solo la presenza denotata dalla materia pittorica, grassa e spessa, articolata in spatolate e pennellate dinamiche, il cui progressivo rarefarsi denota in maniera leggibile la spinta verso l’Oltre cui lo spirito perennemente tende.
Sete d’Assoluto, bisogno di Luce dettano un cammino che si spoglia progressivamente anche di quelle tinte che lo hanno arricchito, specchio della vita e delle esperienze, per attingere ad una spoliazione graduale in una sorta di esperienza mistica: dalle cromie solari si evolve verso le tonalità fredde e da queste si giunge alla purezza del bianco assoluto, in una totalità intrinseca di interazioni.
Alla fine resta soltanto la luce assoluta e il non colore che la rappresenta, somma di tutte le tinte, il bianco, da sempre simbolo di purezza e di perfezione, ma il bianco di Moglia è intriso delle sapienze, delle esperienze e delle negatività del vissuto e ne porta le ombre, gli avvallamenti e le pause non meno di quanto facciano gli altri colori lavorati e accesi. Come la vita anche lo spirito appartengono all’uomo, al suo andare ed al suo plasmarsi nel tempo che gli è dato, e di questo cammino, ora, Paola Moglia dà testimonianza, dipingendone il soffio perenne.

Tiziana Cordani Pasqua di Resurrezione, 2015

Certo che è una cosa sorprendente!
Innanzitutto per la scrittura, un flusso continuo che alterna presente e passato con una disinvoltura di cui non ti credevo capace.
In secondo luogo per il contenuto: un racconto dal di dentro, ma anche una serie di fatti, di elementi descrittivi, di persomaggi, tutto collegato dal cibo, dai sapori, dai colori.
Alla fine una narrazione dei sensi: vista, tatto, udito e corpo, corporita' sensuale.
L'ho trovato una lettura interessante, ti prende e vai avanti perché vuoi saperne di più.
Brava, hai un dono di scrittura contemporanea, moderno e non letterario, credo possa davvero piacere.

Tiziana Cordani

Mostra ADAFA 1996
Il debutto di Paola Moglia
di Tiziana Cordani

ingrandisci
ingrandisci

MONDO PADANO
19 febbraio 1996

1995
La critica di Tiziana Cordani

la critica di Tiziana Cordani